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Arieggiare casa d'inverno senza perdere calore: quanto e quando

Aggiornato il 15 ottobre 20264 capitoli
Perché il ricambio d'aria serve anche con il riscaldamento acceso

Perché il ricambio d'aria serve anche con il riscaldamento acceso

Arieggiare casa d'inverno sembra una contraddizione: hai appena pagato per scaldare le stanze e aprire le finestre dà l'impressione di buttare via quel calore. In realtà, con i termosifoni accesi e gli infissi chiusi per settimane, l'aria interna si carica in fretta di vapore acqueo, anidride carbonica e odori prodotti dalle attività di ogni giorno. Respirare, cucinare, fare la doccia e stendere il bucato in casa aggiungono umidità in continuazione, e negli edifici con serramenti a tenuta questa umidità non trova vie d'uscita spontanee. L'aria calda trattiene più vapore di quella fredda, e quando incontra una superficie fredda lo rilascia sotto forma di condensa: ecco perché compaiono goccioline sui vetri, aloni negli angoli alti e macchie dietro gli armadi addossati alle pareti esterne. Un ambiente umido, inoltre, si percepisce più freddo a parità di temperatura, quindi finisci per alzare il termostato. Il ricambio d'aria non serve a raffreddare la casa, ma a riportare l'umidità interna a valori ragionevoli: se disponi di un termoigrometro, un'umidità relativa tra il 40 e il 60 per cento circa è un riferimento utile per capire quando è il momento di aprire.

Quanto tenere aperte le finestre: pochi minuti, ma spalancate

La regola che vale per quasi tutte le case è aprire completamente le finestre per pochi minuti, invece di lasciarle socchiuse o a vasistas per ore. Con un'apertura totale l'aria viziata esce in blocco e viene sostituita da aria esterna più secca, mentre muri, pavimenti e mobili, che hanno una buona inerzia termica, non fanno in tempo a raffreddarsi. Una volta richiuso, l'aria nuova si scalda in fretta a contatto con le masse ancora calde e l'impianto non deve lavorare più del dovuto. Lo spiraglio tenuto aperto a lungo fa l'opposto: il ricambio è lento e incompleto, le superfici vicine al serramento si raffreddano poco alla volta e proprio lì, a finestre chiuse, si forma condensa. Come durata, in genere bastano dai 5 ai 10 minuti per stanza. Se riesci ad aprire finestre o porte su lati opposti dell'abitazione crei una corrente incrociata che svuota gli ambienti ancora più in fretta, e spesso sono sufficienti 3-5 minuti. Non esiste però un tempo fisso valido ovunque: in una stanza piccola con una sola finestra, con poco vento o con molte persone presenti il ricambio è più lento, quindi valuta anche con il naso e richiudi appena l'aria è tornata leggera. Ogni minuto in più raffredda le pareti senza migliorare la qualità dell'aria.

Quando arieggiare: i momenti della giornata che costano meno calore

Il momento migliore dipende da cosa succede in casa. In camera da letto conviene aprire al mattino appena alzato, perché durante la notte si accumulano anidride carbonica e il vapore della respirazione, e la biancheria ancora tiepida rilascia umidità. In bagno e in cucina il ricambio va fatto subito dopo la doccia o la cottura, quando il vapore è ancora in sospensione e non si è depositato su piastrelle e pareti: cinque minuti a finestra spalancata in quel momento valgono più di un'apertura lunga fatta ore dopo. Lo stesso vale per la stanza in cui stendi il bucato, se non puoi evitarlo. Per le aperture di routine scegli le ore più miti, in genere la tarda mattinata o il primo pomeriggio, quando l'aria esterna è meno gelida e il salto termico è contenuto; evita invece la sera tardi e l'alba, salvo necessità. Come frequenza, da una a tre volte al giorno è un riferimento realistico per una casa abitata normalmente, da aumentare se cucini molto, fai più docce o hai piante e acquari che aggiungono vapore. Se noti i vetri appannati al mattino o un odore pesante al rientro, è il segnale che la cadenza attuale non basta e che vale la pena aggiungere un'apertura.

Gli accorgimenti che limitano la dispersione durante l'apertura

Prima di spalancare, chiudi le valvole dei termosifoni della stanza o abbassa al minimo le teste termostatiche: altrimenti il sensore percepisce l'aria fredda in arrivo e manda il radiatore a pieno regime proprio mentre il calore esce dalla finestra. Riaprile subito dopo aver richiuso. Chiudi anche le porte verso le stanze che non stai arieggiando, così la corrente resta confinata dove serve e il resto della casa non si raffredda. Tende e persiane vanno scostate del tutto, perché una tenda davanti al vetro rallenta il flusso e allunga i tempi senza vantaggi. Il calore che perdi davvero in inverno, però, raramente dipende da quei dieci minuti: dipende dagli spifferi continui. Controlla le guarnizioni di finestre e portefinestre, sostituisci quelle schiacciate o screpolate e applica paraspifferi sotto le porte che danno su vani non riscaldati; un serramento a tenuta ti permette di decidere tu quando entra l'aria, invece di subire un ricambio incontrollato tutto il giorno. Se stai ristrutturando o la casa è molto isolata, valuta con un tecnico un sistema di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore, che rinnova l'aria in continuo usando quella in uscita per preriscaldare quella in ingresso.

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