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Solare termico in inverno: quanta acqua calda produce davvero

Aggiornato il 16 ottobre 20264 capitoli
Perché d'inverno il solare termico produce meno: sole basso e giornate corte

Perché d'inverno il solare termico produce meno: sole basso e giornate corte

Il solare termico in inverno lavora con meno energia a disposizione, e il motivo non è solo il freddo. Il sole resta basso sull'orizzonte, la sua luce attraversa uno strato di atmosfera più spesso e arriva al collettore più debole e più dispersa, mentre le giornate corte riducono le ore utili di irraggiamento a poche nel centro della giornata. Si aggiungono le nuvole, la nebbia nelle zone di pianura e, in montagna, la neve che può coprire i pannelli per giorni. Il collettore però non ha bisogno del cielo sereno per scaldare: sfrutta anche la radiazione diffusa, quella che filtra attraverso le nubi, e in una giornata coperta continua a produrre calore, solo in misura più modesta. Quanto incide la stagione dipende molto da dove abiti. Una località della Sicilia riceve nell'anno circa 1.700 kWh per metro quadrato di irraggiamento, mentre in Alto Adige ci si ferma intorno a 1.200: la differenza si concentra proprio nei mesi freddi, quando al Sud le giornate limpide restano frequenti e al Nord nebbie e cielo coperto pesano di più. Prima di giudicare l'impianto, quindi, confronta la sua resa con il clima della tua zona e non con i valori estivi, che restano per forza fuori portata tra novembre e febbraio.

Quanti gradi guadagna l'acqua in una giornata invernale

Veniamo al dato che interessa davvero: quanta acqua calda ottieni. In una giornata invernale tipica i collettori portano l'acqua in ingresso dall'acquedotto, che arriva a circa 10 °C, fino a 25-30 °C. Per una doccia servono 37-42 °C, perciò i gradi mancanti li mette il generatore principale, la caldaia o la pompa di calore, che però parte da un'acqua già tiepida e consuma di meno. Nelle giornate limpide e fredde, con l'aria tersa, un impianto ben orientato può spingersi oltre e nelle ore centrali l'accumulo sale di parecchi gradi, mentre con pioggia o nebbia fitta il contributo si riduce al preriscaldamento di qualche grado. D'estate, per confronto, lo stesso impianto arriva fino a circa 80 °C. In pratica, quindi, d'inverno il solare termico non sostituisce la caldaia ma le toglie lavoro: la quota di energia che risparmi è quella necessaria a portare l'acqua dalla temperatura di rete alla temperatura raggiunta grazie al sole. Conta anche quando usi l'acqua. Il serbatoio di accumulo trattiene il calore raccolto di giorno, e se docce e lavaggi si concentrano la sera trovi ancora buona parte di quel calore; se invece la famiglia consuma molto al mattino presto, l'accumulo si è raffreddato nella notte e il generatore interviene di più.

Collettori, inclinazione, antigelo e accumulo: cosa cambia la resa

La resa invernale non è uguale per tutti gli impianti, e la differenza la fanno alcune scelte tecniche. I collettori a tubi sottovuoto isolano l'assorbitore dall'aria fredda e mantengono un buon rendimento anche con basse temperature e poca luce, mentre i collettori piani vetrati, più diffusi ed economici, disperdono di più quando fuori gela. Pesa anche l'inclinazione: un pannello montato con una pendenza più ripida di quella del tetto intercetta meglio il sole basso dell'inverno e si libera prima dalla neve, a fronte di un piccolo sacrificio d'estate. Orientamento a sud e assenza di ombre di camini, alberi o edifici vicini, che d'inverno si allungano, completano il quadro. Verifica poi che il circuito contenga il fluido termovettore antigelo, di norma una miscela di acqua e glicole, nella concentrazione adatta al clima della tua zona: senza, il gelo notturno può danneggiare il collettore e le tubazioni. I tratti di tubo all'esterno vanno coibentati con guaine resistenti ai raggi ultravioletti, perché ogni centimetro scoperto cede al freddo il poco calore raccolto. Infine il serbatoio: un accumulo ben isolato e proporzionato al fabbisogno conserva per ore la temperatura raggiunta di giorno e rende utile anche una giornata di sole pallido.

Serve ancora? Come integrarlo con caldaia o pompa di calore e cosa controllare

Con meno sole, il solare termico serve ancora? Sì, purché lo consideri per ciò che è nei mesi freddi, un preriscaldatore che riduce il lavoro del generatore principale, e non una fonte autonoma. Il vantaggio si misura sull'anno intero: con un impianto dimensionato bene la caldaia può restare spenta per l'acqua sanitaria anche sei-otto mesi, indicativamente da marzo a ottobre, e tra novembre e febbraio continua a ricevere acqua già intiepidita. Su base annua la copertura del fabbisogno di acqua calda sanitaria può avvicinarsi ai tre quarti, con la parte restante a carico del generatore proprio d'inverno. Perché l'integrazione funzioni, chiedi all'installatore di regolare la centralina in modo che la caldaia scaldi solo la parte alta del bollitore, quella da cui preleva l'acqua, e lasci la parte bassa al sole: se la sera riscalda tutto il serbatoio, al mattino i collettori trovano acqua già calda e non hanno nulla da fare. Prima dell'inverno fai controllare la pressione del circuito e lo stato del glicole, e dopo una nevicata abbondante libera i pannelli solo se puoi farlo in sicurezza. Con queste attenzioni anche le giornate corte di gennaio ti restituiscono qualche grado gratis, che su una stagione intera diventa gas o corrente non consumati.

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