Prima di toccarla: capire di cosa è fatta la cornice e com'è dorata
Prima di restaurare una cornice dorata rovinata, prenditi qualche minuto per osservarla da vicino, con una buona luce laterale. Le cornici con rilievi e volute possono essere di legno massello intagliato, di gesso modellato su un'anima di legno oppure di resina, e ogni materiale reagisce in modo diverso all'acqua e ai solventi. Una cornice leggera, fredda al tatto e con decori molto nitidi è spesso in resina o in pasta di gesso; una struttura pesante, con piccole irregolarità e venature visibili sul retro, è quasi sempre in legno. Guarda anche le mancanze: se sotto l'oro compare uno strato rossiccio o giallo, si tratta del bolo, il fondo di argilla usato nella doratura a foglia, segno di un lavoro tradizionale. Verifica poi il tipo di finitura. La doratura a foglia ha una luce calda e leggere sovrapposizioni tra una fogliolina e l'altra, mentre la porporina, cioè la polvere metallica stesa con un legante, appare più uniforme e tende a scurire con gli anni. Se la cornice è antica o incornicia un'opera di valore, fermati a una pulizia leggera e lascia il resto a un restauratore: un intervento sbagliato si vede subito e non si torna indietro. Negli altri casi procedi, provando ogni prodotto in un punto nascosto del retro.
La pulizia che restituisce luce: acqua tiepida, pennello e molta calma
La maggior parte delle cornici dorate che sembrano da buttare è soltanto coperta da polvere, fumo di candele e vecchi residui di cera, che spengono la finitura e la fanno sembrare scura e disomogenea. Comincia quindi con una spolveratura a secco, usando un pennello a setole morbide e insistendo nelle sagomature dove lo sporco si deposita. Passa poi sulle superfici lisce un panno di cotone appena inumidito con acqua tiepida e una goccia di sapone neutro, strizzato bene: il gesso e il bolo temono l'acqua, quindi non deve mai gocciolare nelle fessure. Nei rilievi lavora con un bastoncino di cotone o con il pennello leggermente umido. Se lo sporco resiste puoi provare l'alcool denaturato, ma solo dopo averlo testato sul retro e con un batuffolo quasi asciutto, perché su alcune dorature a porporina o su vernici protettive porta via il colore insieme alla polvere. Evita detergenti sgrassanti, spugne abrasive e prodotti per metalli: la foglia d'oro è sottilissima e si consuma in un passaggio. Asciuga subito tamponando con un panno morbido e lascia riposare la cornice una notte, perché il colore vero si vede solo quando il supporto è di nuovo asciutto. Spesso già questa pulizia recupera gran parte della luminosità.
Riparare scheggiature e mancanze con gesso e stucco prima di ridorare
Dopo la pulizia emergono i veri danni della cornice dorata: angoli scheggiati, fogliette di rilievo staccate, piccoli crateri dove il gesso si è sbriciolato. Incolla per prima cosa i frammenti che hai conservato con una colla vinilica per legno o, su cornici antiche, con colla di coniglio o di pesce, tenendoli fermi con nastro di carta finché la presa è completa. Per le mancanze più profonde usa il gesso per doratura, a base di gesso di Bologna e colla animale, che resta morbido e si lavora bene; su cornici moderne in resina va benissimo uno stucco per legno a grana fine. Stendi il materiale in strati sottili con una spatolina, lasciando asciugare tra una mano e l'altra, perché uno strato spesso si ritira e si crepa. Quando il riempimento è ben indurito, modellalo con carta abrasiva molto fine finché il profilo segue senza gradini quello della cornice. Togli la polvere con il pennello e, se intendi usare la foglia, passa sul gesso una mano di bolo pronto, il fondo rosso o giallo che dà all'oro la sua profondità e nasconde la stuccatura. Se invece ti limiterai a un ritocco a cera o a colore, basta tingere il riempimento con una velatura ocra o terra di Siena, così che un'eventuale scrostatura futura non spicchi come una macchia bianca.
Ritoccare l'oro: foglia, cera dorata e il giusto grado di invecchiamento
Rifare per intero la doratura è quasi sempre un errore: l'oro nuovo e brillante stona con la patina del resto e toglie valore a un pezzo antico. Limita i ritocchi alle zone riparate e alle abrasioni più evidenti. Per punti piccoli e rilievi la via più semplice è una cera dorata da ritocco, che si applica con un pennellino e si sfuma con un panno; esiste in varie tonalità, quindi confrontala alla luce del giorno con l'oro originale. Per mancanze più ampie usa la foglia d'oro o la foglia imitazione in ottone, stesa su una missione all'acqua: applica il collante solo dove serve, aspetta che diventi appiccicoso al tatto, posa la fogliolina con un pennello piatto, premila con un batuffolo di cotone e spazzola via l'eccesso. L'oro nuovo va poi accordato con quello antico. Una velatura di colore a olio bruno molto diluito, passata e subito tolta in parte con uno straccio, spegne la brillantezza e lascia il metallo più scuro negli incavi. La foglia imitazione ossida con il tempo e va protetta con una vernice trasparente per metalli, da stendere solo sui ritocchi. Lascia asciugare almeno un giorno prima di rimontare vetro o specchio e di appendere la cornice dorata: avrai un pezzo pronto per le feste che conserva la sua storia invece di nasconderla.





