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Fotovoltaico e pompa di calore: come dimensionarli insieme

Aggiornato il 02 ottobre 20264 capitoli
I dati da raccogliere prima di scegliere le due taglie

I dati da raccogliere prima di scegliere le due taglie

Dimensionare insieme fotovoltaico e pompa di calore significa accettare un principio: nessuna delle due taglie si decide guardando i metri quadri. Il punto di partenza è il fabbisogno termico dell'edificio, cioè quanta energia serve nell'arco dell'anno per riscaldare, raffrescare e produrre acqua calda sanitaria. Per ricavarlo servono le bollette di elettricità e gas di almeno dodici mesi, i dati dell'involucro o il calcolo delle dispersioni, il tipo di terminali e la temperatura di mandata con cui lavorano, l'occupazione reale della casa e, per la parte solare, orientamento, inclinazione e ombreggiamenti della copertura. Un dato che spesso sfugge è il profilo elettrico futuro. Se oltre alla pompa di calore prevedi un piano a induzione, una ventilazione meccanica o la ricarica di un'auto elettrica, dimensionare i pannelli sui consumi dell'anno scorso ti lascia con un impianto già piccolo all'avvio: metti sul tavolo tutto quello che diventerà elettrico, anche se lo installerai per gradi.

Dal fabbisogno termico ai kWh elettrici: il ruolo di COP e SCOP

Il passaggio che genera più confusione riguarda la potenza. Una pompa di calore da 8 kW non assorbe 8 kW di elettricità: quel numero indica la potenza termica resa, mentre l'assorbimento elettrico dipende dall'efficienza della macchina. Con un COP di 4, per esempio, 1 kWh elettrico si trasforma in circa 4 kWh termici, quindi quegli 8 kW termici richiedono indicativamente 2 kW elettrici. Sull'anno conta però lo SCOP, l'efficienza media stagionale, perché tiene dentro anche le giornate fredde in cui la resa cala. Con questi parametri il conto diventa concreto. Una villetta di circa 180 metri quadri in classe D in zona climatica E, con un fabbisogno termico di 15.000-18.000 kWh all'anno e una macchina aria-acqua con SCOP 3,5, assorbe circa 4.300-5.100 kWh elettrici per il solo riscaldamento; aggiungendo acqua calda sanitaria e raffrescamento estivo si arriva intorno a 5.700-6.500 kWh all'anno. Un appartamento di 100 metri quadri in classe C, con una pompa di calore da 6 kW e SCOP 3,2, resta su circa 3.400-4.000 kWh. Sono ordini di grandezza, non verdetti, ma è da qui che si ricava la taglia dei pannelli.

Quanti kW di pannelli: copertura annua e scarto stagionale

Quel numero di kWh è la base su cui scegliere la taglia solare. L'indicazione più usata in fase di progetto è dimensionare il fotovoltaico perché copra il 60-80% del consumo annuo della pompa di calore: per la villetta dell'esempio, intorno ai 6.000 kWh all'anno, si ragiona su un impianto da 4-5 kW, che in buona parte d'Italia produce circa 5.000-6.500 kWh. Puntare al 100% sulla carta serve a poco, e il motivo è stagionale: la macchina lavora soprattutto in inverno, quando la produzione solare è al minimo, e nei mesi freddi la quota di consumi coperta scende tipicamente al 20-40%. Chiedi quindi una simulazione mese per mese e non un bilancio annuale, che compensa sulla carta l'energia prodotta in agosto con quella consumata a gennaio. Nella pratica puoi aumentare la sovrapposizione fra produzione e consumo spostando il grosso del lavoro nelle ore centrali della giornata e sfruttando l'inerzia termica dell'edificio: con un pavimento radiante e una regolazione ben programmata il comfort non ne soffre e l'energia autoconsumata cresce.

Accumulo, potenza del contatore e verifiche prima di partire

Resta da decidere cosa fare dell'energia che non consumi nell'istante in cui la produci. Una batteria sposta i kWh fra ore vicine, non fra estate e inverno: valutala sull'eccedenza reale che la simulazione mostra e sui consumi serali, altrimenti paghi capacità che resta ferma. Spesso rende di più un accumulo termico, un bollitore o un puffer che la pompa di calore carica nelle ore di sole, purché ci sia spazio e le dispersioni dell'accumulo siano contenute. Verifica infine la parte elettrica: la potenza del contatore non si alza da sola e va ricalcolata sui carichi contemporanei, sugli assorbimenti di punta e sull'eventuale resistenza integrativa. Se l'involucro disperde molto o i radiatori esistenti lavorano ad alta temperatura, conviene intervenire prima su isolamento o terminali, perché una macchina messa su un impianto non adatto consuma più del previsto. Sugli incentivi, che cambiano con una certa frequenza, fatti confermare le condizioni in vigore al momento della domanda: entrano nel conto economico e possono spostare la scelta fra una configurazione e l'altra.

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