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Casetta in legno da giardino: trattamento prima dell'inverno

Aggiornato il 05 ottobre 20264 capitoli
Perché il trattamento va fatto in autunno e non a inverno iniziato

Perché il trattamento va fatto in autunno e non a inverno iniziato

Il legno resta un materiale vivo anche dopo il montaggio: assorbe l'umidità dell'aria e si dilata, poi si ritira quando torna il secco. Ripetuto per mesi senza protezione, questo movimento apre piccole fessure nelle tavole, fa annerire le superfici e lascia spazio a funghi e muffe. Per questo il trattamento della casetta in legno da giardino prima dell'inverno conta più di qualsiasi altro intervento dell'anno: arrivi alle piogge battenti e alle gelate con le fibre già protette, invece di rincorrere i danni a primavera. L'autunno offre la finestra giusta anche per una ragione pratica. Le temperature sono ancora miti, l'aria è più asciutta di quella invernale e il legno ha il tempo di asciugare tra una mano e l'altra, mentre un impregnante steso su superficie fredda o appena bagnata penetra poco e tende a sfogliarsi. Se nella tua zona le prime brinate arrivano presto, muoviti già a inizio ottobre e tieni d'occhio le previsioni: ti servono due o tre giornate asciutte di fila.

Controllo di tetto, giunture e base prima di toccare i prodotti

Prima di aprire qualsiasi barattolo, fai un giro completo della struttura con calma. Dal tetto parte la gran parte dei danni gravi: controlla la guaina bituminosa o le tegole canadesi cercando strappi, bolle e sollevamenti lungo i bordi e in colmo, e dall'interno osserva le perline, perché gli aloni scuri segnalano un'infiltrazione già in corso. Scendi poi alle giunture tra le tavole, alle testate degli angoli e ai pannelli laterali, dove le zone scurite o verdastre indicano umidità trattenuta. Guarda infine le doghe inferiori e la soglia della porta, i punti dove la marcescenza comincia senza farsi notare. La pulizia è il passaggio che si salta più spesso e che decide la riuscita del trattamento. Togli foglie e detriti dal tetto e dalle grondaie, spazzola polvere, ragnatele e depositi verdastri con setole rigide e acqua, usando un detergente per legno dove la patina resiste. Evita l'idropulitrice ad alta pressione, che apre le fibre e spinge acqua negli incastri. Se il vecchio film di finitura si screpola o si sfoglia, passa una carteggiatura leggera nel senso della venatura e lascia asciugare un paio di giorni: su legno sporco o umido nessun prodotto tiene.

Impregnante giusto, due mani incrociate e ogni quanto ripeterlo

Con la casetta pulita e asciutta puoi passare al prodotto. Per l'esterno serve un impregnante per legno, a base solvente o ad acqua, che penetri nelle fibre invece di restare in superficie: cerca in etichetta il filtro UV, che rallenta l'ingrigimento, e l'azione fungicida e insetticida contro funghi e insetti xilofagi. Le tinte pigmentate, anche solo nocciola o noce, proteggono più a lungo delle versioni trasparenti, perché il pigmento scherma la radiazione solare. Se la casetta è già verniciata con uno smalto coprente, resta su quel sistema: impregnante e smalto non si sovrappongono bene. Applica due mani incrociate a pennello, rispettando i tempi di sovrapplicazione indicati e lavorando con temperature sopra i 10 gradi, fuori dal sole diretto. Insisti su testate, angoli, bordi delle finestre e parte bassa delle pareti, dove l'acqua si fermerebbe più a lungo, e non trascurare il lato nord, che asciuga lentamente. Il trattamento va ripetuto ogni due o tre anni sulle pareti esterne e ogni uno o due anni sui lati più battuti da sole e pioggia, in genere sud e ovest: capisci che è il momento quando il colore sbiadisce e l'acqua non perla più in superficie ma viene assorbita, scurendo il legno.

Acqua lontano dalle pareti e struttura aerata per i mesi freddi

Il trattamento regge solo se l'acqua non ha modo di sostare. Verifica che la casetta poggi su una base drenante, platea in calcestruzzo o telaio su piedini regolabili, con una leggera pendenza verso l'esterno e uno strato di ghiaia che eviti i ristagni. Se il terreno è argilloso e trattiene la pioggia per giorni, un cordolo rialzato e una scossalina metallica con gocciolatoio lungo il perimetro inferiore tengono le doghe fuori dal contatto bagnato. Dove manca la grondaia, l'acqua scivola lungo le pareti e lascia vene scure: un canale anche minimo, con pluviale che scarica lontano, ripaga in fretta. Chiudi il lavoro guardando intorno e dentro la casetta. Pota i rami che sfregano sulla copertura e scaricano umidità costante, allontana la legna accatastata contro le pareti e libera il retro di qualche decina di centimetri, così l'aria circola. All'interno svuota i contenitori con liquidi che possono gelare, solleva da terra sacchi di terriccio e attrezzi su un bancale e lascia aperte le prese d'aria, se la struttura le ha. Una casetta asciutta e ventilata passa i mesi freddi senza condensa sulle perline e a marzo la ritrovi pronta all'uso.

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