Perché sull'unità esterna si forma il ghiaccio con i primi freddi
Una pompa di calore aria-acqua o aria-aria riscalda la casa prelevando calore dall'aria esterna attraverso lo scambiatore dell'unità fuori casa, chiamato evaporatore o batteria alettata. Per sottrarre calore all'aria, quella batteria deve lavorare a una temperatura più bassa dell'ambiente, spesso di parecchi gradi. Quando l'aria umida attraversa le alette fredde, il vapore acqueo che contiene condensa e, se la superficie è sotto zero, gela. Succede la stessa cosa alla brina sul parabrezza al mattino, solo che qui si concentra su una superficie metallica che la macchina mantiene volutamente fredda. Il ghiaccio compare soprattutto con temperature esterne tra circa 0 e 7 °C e aria molto umida, come nelle mattine di nebbia o dopo una notte di pioggia; con il gelo secco se ne forma meno, perché l'aria contiene poca acqua. Lo strato bianco che vedi non è quindi un guasto, ma la conseguenza normale del modo in cui l'apparecchio lavora. Il problema è che il ghiaccio isola le alette e riduce lo scambio termico, per questo la pompa di calore è progettata per accorgersene e rimuoverlo da sola.
Come funziona lo sbrinamento automatico e cosa vedi durante il ciclo
La scheda elettronica tiene sotto controllo la temperatura della batteria esterna e il tempo di funzionamento; quando rileva uno strato di ghiaccio che penalizza la resa, avvia il ciclo di sbrinamento, chiamato anche defrost. Per qualche minuto il circuito frigorifero viene invertito tramite la valvola a quattro vie: il gas caldo, invece di andare verso casa, viene inviato allo scambiatore esterno, che si scalda e scioglie il ghiaccio. Il ventilatore esterno di solito si ferma, l'acqua cola dalla base dell'unità e dalle alette si alza una nuvola di vapore che molti scambiano per fumo. In questa fase il riscaldamento si interrompe o cala per un intervallo che va in genere da tre a dieci minuti, poi la pompa di calore torna al funzionamento normale. Negli split la ventola interna può fermarsi per non soffiare aria fredda in stanza, mentre con un impianto a pavimento o a radiatori l'inerzia dell'acqua fa sì che in casa quasi non te ne accorga. Nelle giornate molto umide i cicli diventano più frequenti e la resa complessiva scende un po': è una conseguenza del clima, non un segno che qualcosa si è rotto.
Cosa puoi fare tu per aiutare la macchina e cosa non devi fare
Il primo aiuto concreto è lasciare respirare l'unità esterna: verifica che davanti alla batteria e intorno al ventilatore non ci siano foglie, neve accumulata, vasi o teli, perché un'aria che circola male raffredda di più le alette e moltiplica i cicli di sbrinamento. Controlla anche lo scarico della condensa: l'acqua prodotta dallo sbrinamento deve poter defluire, altrimenti gela alla base e forma un blocco che risale verso la batteria. Se l'unità è appoggiata a terra, un basamento rialzato e, dove l'installatore lo ha previsto, un cavo scaldante sullo scarico evitano che il tubo si tappi di ghiaccio. Ci sono poi cose da non fare. Non staccare il ghiaccio con attrezzi, raschietti o acqua bollente: le alette in alluminio si piegano con niente e una batteria danneggiata scambia peggio per sempre. Non coprire la pompa di calore con teli o cappotti per proteggerla dal freddo, perché le togli l'aria di cui ha bisogno. Non spegnere la macchina ogni volta che la vedi fumare: interrompi lo sbrinamento a metà e al riavvio ripartirà da uno strato di ghiaccio più spesso. Se vuoi evitare consumi inutili, lascia stabile anche la temperatura impostata invece di ritoccarla di continuo.
Quando il ghiaccio non è più normale e serve un tecnico
Impara a distinguere la brina che va e viene dal ghiaccio che resta. Un segnale da prendere sul serio sono gli sbrinamenti continui, ogni venti o trenta minuti anche con aria non particolarmente umida: possono indicare una carica di refrigerante scarsa, un sensore di temperatura che legge male o una batteria sporca che non scambia più bene. Lo stesso vale per uno strato di ghiaccio denso che non si scioglie nemmeno dopo il ciclo, per blocchi che crescono alla base dell'unità o per rumori insoliti accompagnati da un calo netto della temperatura in casa. In questi casi non insistere con spegni e riaccendi: segna l'ora e la frequenza dei cicli, scatta una foto del ghiaccio e chiama l'assistenza. Un controllo del circuito e dei sensori è rapido e costa molto meno di un compressore che lavora per settimane in condizioni sbagliate. Ricorda anche che sotto una certa temperatura esterna, decisa in fase di progetto, è normale che intervenga la resistenza elettrica integrativa o la caldaia di appoggio; se però la vedi inserirsi anche con qualche grado sopra lo zero, vale la pena far verificare dimensionamento e regolazione della pompa di calore.





