Pioggia e umidità: grado di protezione IP, posizione e condensa
Una videocamera esterna nasce per stare all'aperto, ma la differenza tra un modello che regge l'inverno e uno che si appanna alla prima perturbazione sta nel grado di protezione, indicato dalla sigla IP seguita da due cifre. La seconda cifra riguarda l'acqua: con IP65 il corpo resiste ai getti, con IP66 ai getti potenti e con IP67 anche a un'immersione temporanea. Per una parete esposta a pioggia battente o a vento di traverso scegli almeno IP66, mentre IP65 basta se la videocamera sta sotto una gronda o un portico. Ricorda però che il punto debole è quasi sempre il connettore di alimentazione o di rete che resta penzoloni dietro la staffa. Per questo motivo gli installatori chiudono i connettori dentro una scatola di derivazione stagna fissata al muro, con i passacavi rivolti verso il basso in modo che l'acqua non risalga per capillarità. Anche l'orientamento conta: inclina leggermente l'obiettivo verso il basso e preferisci un punto riparato, così le gocce scivolano via invece di depositarsi sul vetro. La condensa interna, che compare come un velo lattiginoso al mattino, segnala una guarnizione compromessa o una cupola richiusa male: controlla l'anello di tenuta e, se presente, sostituisci la bustina di gel di silice.
Gelo e neve: temperature di esercizio, batterie e alimentazione
Il freddo mette alla prova soprattutto l'elettronica e l'alimentazione. Sulla scheda tecnica trovi l'intervallo di temperatura di esercizio: molti modelli da esterno dichiarano un funzionamento fino a circa meno venti gradi, ma se vivi in una zona di montagna confronta quel valore con le minime reali della tua località. Le videocamere professionali per climi rigidi integrano un piccolo riscaldatore che tiene asciutta la cupola ed evita che il ghiaccio si formi davanti all'obiettivo; nei modelli domestici questa funzione manca, quindi conviene ancora di più la posizione sotto una sporgenza che ripari dalla neve diretta. Le videocamere a batteria soffrono più delle altre, perché le celle al litio perdono capacità quando la temperatura scende e l'autonomia che in estate durava settimane può ridursi sensibilmente nei mesi freddi. Se la videocamera esterna è alimentata da un pannello solare, considera che tra dicembre e gennaio le ore di luce utile sono poche e il cielo è spesso coperto: un pannello orientato a sud e libero dalla neve aiuta, ma valuta una presa di corrente o un cavo di rete con alimentazione PoE se la ricarica non tiene il passo. Controlla infine che i cavi non restino intrappolati nel ghiaccio della grondaia, perché il peso può sfilare i connettori.
Visione notturna d'inverno: infrarossi, colori e riflessi di pioggia e neve
Con il buio che arriva prima delle sei di sera, la visione notturna lavora per più della metà della giornata. La maggior parte delle videocamere usa LED a infrarossi: quelli a 850 nanometri emettono un debole bagliore rosso visibile da vicino e illuminano più lontano, quelli a 940 nanometri sono invisibili ma hanno una portata inferiore. La distanza dichiarata dal produttore vale in condizioni ideali: a metà di quel valore un soggetto è riconoscibile, oltre diventa una sagoma. L'immagine a infrarossi è in bianco e nero e tende a sovraesporre ciò che è vicino: pioggia, fiocchi di neve e ragnatele davanti all'obiettivo riflettono la luce dei LED e compaiono come strisce e puntini luminosi che disturbano la scena e fanno scattare il rilevamento di movimento. La visione notturna a colori si ottiene con sensori molto sensibili, spesso indicati come starlight, che sfruttano la poca luce ambientale, oppure con faretti a luce bianca che si accendono al movimento. La resa è migliore per riconoscere il colore di un giubbotto o di un'auto, ma dipende da una fonte di luce vicina: una lampada da esterno con sensore crepuscolare posta di lato alla videocamera esterna, e non puntata contro l'obiettivo, migliora la ripresa e riduce il lavoro degli infrarossi.
Regolazioni e manutenzione per l'inverno: falsi allarmi, pulizia e controlli
Dopo aver sistemato protezione e luce, dedica qualche minuto all'app o al registratore. In inverno aumentano i falsi allarmi: pioggia, neve, foglie trascinate dal vento e rami che oscillano vengono letti come movimento, soprattutto di notte quando riflettono gli infrarossi. Riduci la sensibilità di uno o due livelli, disegna le zone di rilevamento escludendo alberi e strada e, se la videocamera esterna lo permette, attiva il riconoscimento di persone e veicoli che ignora il resto. Verifica anche che l'orario e il passaggio all'ora solare siano corretti, perché una registrazione con l'ora sbagliata perde valore se devi mostrarla alle forze dell'ordine. Programma poi un controllo mensile. Pulisci il vetro dell'obiettivo con un panno in microfibra appena umido, senza prodotti aggressivi, e togli le ragnatele dalla cupola, perché d'inverno i ragni cercano riparo proprio sotto le sporgenze dove stanno le videocamere. Apri la registrazione notturna dell'ultima settimana e guarda se l'immagine è nitida o se compaiono aloni e appannamenti. Dopo ogni nevicata o temporale forte dai un'occhiata alla staffa e ai cavi, così eviti di scoprire il guasto proprio la notte in cui serviva.





