Prescrizione Tarsu: quanto dura
In caso di mancato pagamento della Tarsu (oggi Tari), il Comune ha cinque anni di tempo per pretendere gli arretrati. Il termine decorre dalla fine dell'anno in cui andava effettuato il pagamento stesso. Significa che, per l'imposta del 2016, la prescrizione decorrerà dal 1 gennaio 2017: il Comune, pertanto, potrà richiederne il versamento entro e non oltre il 31 dicembre 2021. La prescrizione della Tarsu, quindi, ha durata quinquennale. Infatti, la tassa sui rifiuti è una "prestazione periodica" che, per legge, si prescrive in cinque anni. Attenzione quindi: il 31 dicembre 2016 si prescrivono gli arretrati dell'anno 2010, mentre già da inizio 2016 sono inesigibili gli arretrati 2009.
Interruzione e allungamento della prescrizione
Il Comune può richiedere gli arretrati Tarsu con un'ingiunzione spedita con raccomandata a.r. In alternativa, può affidare la pratica ad un agente della riscossione, che notifica al contribuente una cartella di pagamento. Attenzione, perché la raccomandata o la notifica interrompono la prescrizione: significa che il termine quinquennale ricomincerà a decorrere ex novo dal giorno successivo a quello della notifica stessa. Inoltre, se il contribuente si è opposto all'ingiunzione e ha perso la causa, la prescrizione della Tarsu si allunga a dieci anni: in questo caso, il titolo su cui si basa la riscossione degli arretrati è la sentenza, e la prescrizione delle sentenze, per legge, è decennale.
Domande frequenti
-
Quanto tempo ha il Comune per richiedere il pagamento della TARI dopo la scadenza annuale?L’Agenzia delle Entrate e la giurisprudenza confermano che la TARI, essendo una prestazione periodica, si prescrive nel termine quinquennale. Questo significa che il Comune dispone di cinque anni dalla fine dell’anno di riferimento per richiedere il pagamento degli arretrati. Ad esempio, per la TARI relativa all’anno 2020, il termine decorre dal 1° gennaio 2021 e scade il 31 dicembre 2025. Trascorso questo periodo senza che sia stata notificata alcuna atto interruttivo, il debito diventa inesigibile e il cittadino non è più tenuto al pagamento.
-
Cosa succede alla prescrizione se ricevo una cartella di pagamento o un’ingiunzione?La notifica di un atto ufficiale, come un’ingiunzione di pagamento tramite raccomandata a.r. o una cartella di pagamento affidata a un agente della riscossione, interrompe immediatamente la prescrizione. L’effetto pratico è che il conteggio dei cinque anni riparte da zero (ex novo) dal giorno successivo alla corretta notifica dell’atto. Di conseguenza, il Comune avrà altri cinque anni di tempo dalla data di notifica per procedere al recupero crediti. È fondamentale verificare sempre la data di avvenuta notifica per calcolare correttamente le nuove scadenze.
-
La prescrizione si allunga a dieci anni se perdo una causa contro l’ingiunzione?Sì, la situazione cambia radicalmente se il contribuente presenta opposizione all’ingiunzione tributaria e perde la causa dinanzi al Giudice di Pace o al Tribunale. In questo specifico scenario, il titolo esecutivo diventa la sentenza definitiva. Poiché le sentenze hanno una prescrizione decennale, il Comune avrà dieci anni dalla data in cui la sentenza diventa irrevocabile per poter procedere al pignoramento o ad altre azioni di recupero. Questa regola si applica solo dopo un giudizio concluso negativamente per il contribuente; in assenza di contenzioso, rimane valido il termine standard di cinque anni.
-
Qual è la differenza tra TARSU e TARI riguardo alla prescrizione?Dal punto di vista normativo e pratico per la prescrizione, non vi è alcuna differenza sostanziale. La TARSU (Tassa Rifiuti e Servizi di Igiene) è stata sostituita dalla TARI (Tassa Rifiuti) nel 2014, ma entrambe qualificano il tributo come una prestazione periodica legata all’occupazione di spazi o aree pubbliche. Pertanto, il termine di prescrizione quinquennale si applica indistintamente agli arretrati della vecchia TARSU e della nuova TARI. Il calcolo dei termini segue le stesse regole: cinque anni dalla fine dell’anno di imposizione, salvo interruzione dovuta a notifiche o sentenze.






