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Certificazione di conformità

Aggiornato il 23 marzo 20174 capitoli5 domande frequenti
Geometri alle prese con la certificazione di conformità

Cosa sono la certificazione di conformità e la "regola d’arte"

La certificazione di conformità, o dichiarazione di conformità (DICO), è un insieme di documenti il cui scopo è quello di certificare che un bene, che sia un immobile, un prodotto o un impianto, rispetti gli standard tecnici stabiliti dalla legge. Questi standard tengono fede prima di tutto alla cosiddetta regola d’arte. La regola d’arte non è cosa nuova, essa risale al medioevo quando, al tempo delle corporazioni dell’arte e dei mestieri, furono stabilite delle regole canoniche da dover rispettare per quanto riguarda l’esecuzione di un qualsivoglia tipo di prodotto che sia esso una casa, un quadro o un tavolo di legno. Oggi la regola d’arte racchiude in sé le declinazioni di ogni categoria professionale in base alla quale ogni professionista deve attenersi per lo svolgimento del proprio lavoro. Questa regola non è però limitante, in quanto la legge concede una certa libertà in modo tale da non fermare il progresso tecnologico. Prima di tutto bisogna attenersi a questa regola, poi è a discrezione del professionista scegliere a quali norme attenersi per il proprio lavoro. In ogni caso, le norme rispettano la regola d’arte dunque non è possibile dimostrarla senza di esse e viceversa.

Quando va rilasciata la certificazione di conformità

La certificazione di conformità fu inizialmente istituzionalizzata dalla legge 46 del marzo 1990 e serviva per dare delle linee guida da seguire per quanto riguarda la sicurezza finale che doveva essere attestata agli impianti elettrici, idrici, di riscaldamento, di ascensori, climatizzazione e qualsivoglia altro impianto presente all’interno di un edificio. Questa legge fu poi abrogata e modificata dal decreto ministeriale numero 37 del gennaio 2008. Una volta portati a termine i lavori, il responsabile ha il dovere di rilasciare al committente dell’opera la certificazione, indicando quali materiali sono stati usati, e tutta la modulistica relativa al progetto. Nel caso in cui non si fosse creato un impianto da zero ma si fosse agito su un impianto preesistente, bisogna indicare quali modifiche sono state apportate insieme alla modulistica relativa al vecchio impianto. Il tutto va consegnato entro 30 giorni dalla fine dei lavori allo sportello dell’edilizia il quale si prenderà cura di inoltrarlo alla Camera del Commercio, che ha la responsabilità di effettuare tutti i controlli dovuti.

La certificazione di conformità e la certificazione di agibilità

La certificazione di conformità non è altro che un allegato della certificazione di agibilità. Il certificato di agibilità è atto a confermare l’esistenza delle condizioni minime di sicurezza, degli impianti elettrici e dell’igienicità delle opere edilizie. A differenza della sola certificazione di conformità, questa va consegnata dopo aver finito i lavori entro 15 giorni allo sportello dell’edilizia (quello che un tempo era l’ufficio tecnico). Successivamente, sarà compito dell’addetto all’ufficio prendere i conseguenti provvedimenti entro 30 giorni dalla presentazione dei documenti. Passati i 30 giorni, se non si riceve risposta alcuna, il silenzio da parte dell’ufficio vale come conferma legale e l’edificio viene reso agibile. Oltre alla risposta da parte dell’ente comunale, bisogna aspettare anche la risposta dell’ASL, la quale ha 60 giorni di tempo per rispondere dal momento della presentazione dei documenti. Nel caso in cui l’ASL non desse risposta, vale lo stesso principio del silenzio assenso come per l’ente comunale. Questo documento va consegnato a colui che acquisterà l’immobile anche se l’assenza di questo documento non comporta l’eliminazione dell’atto notarile.

La dichiarazione di Rispondenza

Nel caso in cui si stesse pensando di acquistare un immobile costruito precedentemente all’entrata in vigore del decreto ministeriale 37 del gennaio 2008, e il certificato di conformità e agibilità non sia reperibile, si può pensare alla dichiarazione di Rispondenza (DIRI). La dichiarazione di Rispondenza può essere effettuata solo ed esclusivamente per gli impianti costruiti prima del 2008, poiché prima non era obbligatoria la dichiarazione di agibilità. Infatti, nel caso in cui non fosse disponibile la dichiarazione di agibilità per un immobile costruito dopo il 2008, questa non può essere sostituita da una dichiarazione di Rispondenza ma bisogna contattare un tecnico abilitato per redigere una nuova dichiarazione di agibilità. Ciò avviene perché, per poter dichiarare che un impianto è a norma, deve essere considerato anche l’anno di costruzione. Quindi, se un impianto è stato costruito prima del 2008 e rispetta le norme vigenti nell’anno in cui è stato costruito.

Domande frequenti

  • Cos'è la Dichiarazione di Conformità (DICO) e chi è tenuto a rilasciarla?
    La DICO è il documento ufficiale che certifica la conformità degli impianti (elettrici, idraulici, gas, ecc.) alle normative tecniche vigenti, seguendo la "regola d'arte". Deve essere rilasciata dall'installatore o dall'impresa esecutrice dei lavori al termine dell'intervento. Il professionista deve indicare i materiali utilizzati e le eventuali modifiche apportate a impianti preesistenti. Entro 30 giorni dalla fine dei lavori, la documentazione va consegnata allo Sportello Unico dell'Edilizia del comune, che provvederà a trasmetterla alla Camera di Commercio per i necessari controlli.
  • Qual è la differenza tra Certificazione di Conformità e Certificato di Agibilità?
    La Certificazione di Conformità (DICO) riguarda specificamente la regolarità tecnica degli impianti installati o modificati. Il Certificato di Agibilità, invece, è un documento più ampio che attesta che l'immobile soddisfa i requisiti minimi di sicurezza, igienicità e stabilità strutturale. La DICO funge spesso da allegato tecnico necessario per ottenere l'Agibilità. Mentre la DICO segue la regola d'arte degli impianti, l'Agibilità verifica la conformità generale dell'opera edilizia rispetto al progetto approvato e alle leggi urbanistiche.
  • Cosa succede se non ricevo risposta dal Comune o dall'ASL dopo aver presentato la richiesta di agibilità?
    In Italia vige il principio del silenzio-assenso per questi procedimenti. Se presenti la domanda di agibilità allo Sportello Unico dell'Edilizia e non ricevi risposta entro 30 giorni, l'immobile si considera automaticamente agibile. Analogamente, se devi attendere il parere dell'ASL (Servizio Igiene e Sanità Pubblica) e non ottieni risposta entro 60 giorni dalla presentazione della documentazione, anche il parere sanitario si intende favorevole. È fondamentale conservare la ricevuta di avvenuta presentazione come prova della data di inizio decorrenza dei termini.
  • Posso usare la Dichiarazione di Rispondenza (DIRI) per un impianto realizzato dopo il 2008?
    No, la Dichiarazione di Rispondenza (DIRI) è valida esclusivamente per impianti realizzati prima dell'entrata in vigore del Decreto Ministeriale n. 37/2008. Per gli immobili costruiti o ristrutturati dopo quella data, la DIRI non è accettabile. Se mancano i documenti di conformità per un intervento successivo al 2008, è obbligatorio rivolgersi a un tecnico abilitato per redigere una nuova Dichiarazione di Conformità e, se necessario, il Certificato di Agibilità. Non è possibile sanare retroattivamente con la DIRI opere eseguite quando già vigeva l'obbligo di certificazione completa.
  • È possibile vendere un immobile senza il certificato di agibilità?
    Sì, la vendita di un immobile è tecnicamente possibile anche in assenza del certificato di agibilità; l'assenza di tale documento non invalida l'atto notarile di compravendita. Tuttavia, la mancanza dell'agibilità comporta gravi rischi legali e pratici: l'immobile potrebbe essere considerato abusivo o non idoneo all'uso abitativo, rendendo difficile ottenere mutui bancari, allacciamenti utenze o permessi comunali. Inoltre, il venditore rimane responsabile per eventuali sanzioni amministrative o penali derivanti dalla violazione delle norme edilizie. Si consiglia vivamente di regularizzare la situazione prima della vendita.

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