Bulloneria inox

Le caratteristiche generali della bulloneria inox

In generale, i bulloni sono organi di unione costituiti da vite, dalla forma spesso esagonale e con gambo filettato per tutta la lunghezza o in parte; bullone, anch'esso dalla forma prevalentemente esagonale, e rondella, di forma per lo più circolare. Per evitare il disserraggio del dado in presenza di vibrazioni, è necessario anche l'uso di un controdado o di una controvite elastica.Per convenzione, il DM08 identifica i diametri dei bulloni con la sigla Mxx, in cui xx corrisponde al valore del diametro nominale della vite espresso in millimetri; la normativa precedente invece identificava i diametri direttamente con il valore in millimetri.Viti e dadi sono a loro volta classificati in varie classi in funzione delle proprietà meccaniche dell'acciaio, facendo riferimento alle tensioni di snervamento e di rottura.
Vite, dado e rondella

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I criteri geometrici di scelta della bulloneria inox

Bulloni interamente filettati Le caratteristiche geometriche che individuano un bullone sono la lunghezza ed il diametro (inteso come nominale). La lunghezza del bullone deve essere sufficiente ad assicurare l'avversamento degli elementi da collegare, ma allo stesso tempo non deve essere eccessiva, per evitare gli sprechi e la necessità di tagliare i pezzi per eliminare la parte di gambo in eccesso; è molto importante anche la lunghezza della parte filettata.Per i bulloni sollecitati a taglio è preferibile che la parte del gambo interna al collegamento non sia filettata, per offrire un'area resistente al taglio maggiore; se i bulloni sono sollecitati invece a trazione, ciò non avviene, in quanto la rottura avviene sempre nella sezione più debole, e quindi è necessario fare riferimento all'area resistente, scegliendo bulloni con una parte filettata più estesa.

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Bulloneria inox: Perché scegliere un'unione bullonata e non chiodata?

Le unioni chiodate sono un sistema di collegamento fisso, che è caduto in disuso a favore delle unioni con bulloneria inox. I chiodi venivano scaldati fino a 1200°C e, una volta inseriti nella lamiera, battuti a caldo per creare una controtesta: così facendo il gambo si espandeva riempiendo totalmente il foro. Una volta raffreddatosi, il chiodo creava uno stato favorevole di trazione ed una compressione nelle lamiere. Gli elementi a sfavore erano i seguenti: innanzitutto, la necessità di operare ad alta temperatura, con maggiori difficoltà di operazione; inoltre, era d'obbligo l'uso degli acciai duttili a bassa resistenza, per non creare fenomeni di infragilimento in seguito ai fenomeni termici. Introducendo le bullonature, queste limitazioni sono state superate, ma restano uguali i criteri di dimensionamento e verifica.


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