Caratteristiche del modello urbanistico delle new towns
Le prime new towns, cioè "nuove città", sono nate in Inghilterra nell'anno 1947 con lo scopo di arginare l'imponente sviluppo di Londra. Si tratta in pratica di sobborghi extraurbani con buoni collegamenti ferroviari ed autostradali con la città principale, completamente autosufficienti. Dal punto di vista urbanistico sono completi in quanto hanno un centro amministrativo e commerciale con intorno le zone residenziali e sono forniti di servizi come cinema, teatri e scuole di ogni livello. Tra un quartiere residenziale e l'altro, sono presenti aree agricole di modesta estensione e parchi pubblici. Le abitazioni sono costituite da villette a schiera, spesso colorate, con attorno il classico giardino. Per questo le new towns sono chiamate anche "città giardino", concetto nato originariamente a New York nel 1869. (fonte: wikipedia.org)
La presenza delle new towns nel mondo ed in Italia
Dopo Londra, nei cui sobborghi ci sono circa un milione di abitanti, negli anni '40 il concetto di new town è stato applicato ad altre zone, come Harlow. Da quel momento altri progetti simili sono stati messi in pratica in varie parti del mondo. In Europa sono diventate famose le "forstater", cioè le periferie, in Danimarca e in Svezia. A Mosca, nell'ex Unione Sovietica, nacquero delle new towns chiamate "goroda-sputnika", le città satellite. Inoltre anche in Giappone sono nati sobborghi del genere. In Italia, tra gli anni '50 e gli anni '60, furono avanzate delle proposte di città giardino a Roma, Milano, Torino e Napoli per contenere la notevole crescita. In particolare a Roma ne erano state previste due: una a nord e l'altra a sud ma non si realizzarono più. Due dei pochi casi in epoca recente sono Milano 2 e Milano 3. (fonte: wikipedia.org)
Le differenti opinioni degli esperti sulla new town
Il modello urbanistico delle new towns non è considerato vantaggioso da tutti gli urbanisti e gli architetti. Secondo i suoi creatori, esso rappresenta la città perfetta perché ai comfort ed ai servizi è abbinata la salubrità e la tranquillità degli spazi verdi e della campagna, grazie alla presenza cospicua di giardini e parchi. Coloro invece che criticano la new town sostengono che rischiano fortemente di essere una sorta di ghetto contemporaneo con costruzioni prive di alcuna importanza architettonica e sviluppo urbano di scarso valore. Un'altra critica mossa contro le "nuove città" riguarda la tipologia edilizia utilizzata. La preferenza verso abitazioni monofamiglia piuttosto costose può, con il trascorrere del tempo, portare alla nascita di centri residenziali troppo selettivi e riservati ad un ceto sociale di livello medio-alto.
Domande frequenti
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Cosa sono esattamente le new towns e qual è il loro obiettivo principale?Le new towns, o "nuove città", sono centri urbani extraurbani progettati per essere autosufficienti e ben collegati alle grandi metropoli tramite reti ferroviarie e autostradali efficienti. Il loro obiettivo storico, nato nel 1947 in Inghilterra per frenare l'espansione caotica di Londra, era creare ambienti di vita completi che offrissero servizi essenziali (scuole, ospedali, centri commerciali) e ampie aree verdi. L'intento era fornire una qualità della vita superiore rispetto al centro cittadino congestionato, integrando residentialità, lavoro e svago in un'unica realtà pianificata.
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Quali caratteristiche architettoniche e urbanistiche definiscono una new town?Una new town si distingue per una struttura urbana completa e ordinata: possiede un centro amministrativo e commerciale circondato da zone residenziali. Tipicamente, le abitazioni sono villette a schiera o monofamiliari dotate di giardino privato, da qui il soprannome di "città giardino". Urbanisticamente, prevedono parchi pubblici e talvolta aree agricole di modesta estensione tra i quartieri. Questa disposizione mira a garantire salubrità, tranquillità e accesso immediato alla natura, distinguendosi dalla densità verticale dei centri storici tradizionali.
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In quali paesi del mondo esistono esempi significativi di new towns?Il modello ha avuto origine nel Regno Unito con Harlow e si è diffuso globalmente. In Europa, varianti simili includono le "forstater" in Scandinavia e le "goroda-sputnika" (città satellite) nella ex Unione Sovietica, come a Mosca. Anche il Giappone ha sviluppato sobborghi di questo tipo. In Italia, nonostante alcuni progetti falliti a Roma, Milano, Torino e Napoli negli anni '50-'60, esistono esempi recenti come Milano 2 e Milano 3, che rappresentano tentativi concreti di applicare questo principio di città autonoma e verde nel contesto nazionale.
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Perché alcune new towns vengono criticate dagli esperti urbanisti?Nonostante l'ideale di armonia, molti urbanisti le definiscono potenziali ghetti contemporanei. Le critiche principali riguardano la mancanza di valore architettonico e uno sviluppo urbano considerato di scarsa qualità. Un altro problema rilevante è la tipologia edilizia: la prevalenza di costose case monofamiliari tende a selezionare socialmente la popolazione, creando quartieri residenziali esclusivi riservati a ceti medio-alti. Questo può limitare la diversità sociale e generare segregazione, contraddicendo l'idea originale di comunità integrata e accessibile.







