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Abbattimento barriere architettoniche

Aggiornato il 20 giugno 20174 capitoli5 domande frequenti
Un disabile e le scale

Cosa sono le barriere architettoniche?

Secondo la lingua italiana, una barriera architettonica è quell'elemento costruttivo (scale, porte, finestre pendenze, ascensori, servizi igienici) che impedisce, limita o rende difficoltosi accesso, spostamenti e fruizione degli spazi, in condizioni di sicurezza e autonomia, alle persone con limitata capacità motoria o sensoriale. Alcune leggi, la 13/89 in fatto di accessibilità, il Decreto Ministeriale 236/89 e poi la Legge 104/92, raccolgono tutte le indicazioni sull'abbattimento delle barriere architettoniche, sia in ambienti pubblici, sia in spazi privati. Se stai costruendo la tua nuova casa, quindi, o se ne stai ristrutturando una, ricorda che alcune norme sono vincolanti anche per te. Il concetto di accessibilità, in Italia, e il diritto ad averla in ogni luogo, è sancito fra i principi fondamentali della Costituzione, ma i disabili e le loro famiglie hanno dovuto attendere il 1989, perché lo Stato regolamentasse ufficialmente le agevolazioni e i contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche su immobili privati. Molto dettagliato e preciso, il D.M. 236/89 stabilisce quali parametri tecnici si devono rispettare perché una casa venga ritenuta a misura di disabile.

Abbattere le barriere achetettoniche in casa

Il Decreto Ministeriale 236/89 punta a stabilire con esattezza, ma in modo differenziato a seconda della tipologia degli edifici, dalle dimensioni minime di porte, finestre e ascensori, alle caratteristiche di scale e servizi igienici accessibili ai disabili; dalla pendenza delle rampe pedonali, agli spazi necessari alla mobilità di una sedia a rotelle. La domanda per ottenere i contributi va presentata al sindaco del Comune nel quale si trova l’immobile da adattare alle esigenze del disabile, entro e non oltre il primo marzo di ogni anno. Se un disabile è riconosciuto dalla ASL di competenza invalido al 100% con difficoltà di deambulazione, ha diritto di precedenza nell'assegnazione dei contributi. Anche su questo punto, purtroppo, è lotta aperta e spietata nei condomini: quando si parla di abbattimento delle barriere architettoniche, le domande si sprecano. Chi deve affrontare la spesa? A chi bisogna rivolgersi? I condomini possono opporsi? La Legge 220/2012 in fatto di modifiche alla disciplina del condominio stabilisce il quorum da raggiungere, almeno la rappresentanza della metà del valore millesimale dell’edificio, per avere il via libera alla modifica di spazi comuni e ascensori.

Le barriere architettoniche nei posti pubblici

Dopo aver esaminato le normative che regolamentano l'abbattimento delle barriere architettoniche in ognuna delle nostre case, prendiamoci un momento per capire come funziona in luoghi pubblici e spazi comuni. Qui, la legge è ancora più stringente; quella di riferimento è sempre la 236/89, ma le linee guida da seguire hanno maglie ancora più strette e vincolanti. Il perché, è presto detto: i principi che hanno mosso i legislatori sono quelli dell'inclusione e della sicurezza: la Costituzione italiana sancisce che nessuno può essere discriminato a causa di una limitazione o di un impedimento fisico. Le difficoltà motorie o sensoriali, quindi, non possono determinare un motivo per l'isolamento. Abbattere le barriere architettoniche, ma anche quelle psicologiche, a volte è più semplice di quanto di immagini: rampe, con pendenze adeguate; scritte in Braille che accompagnino le insegne più classiche; segnalazioni acustiche in concomitanza a quelle visive. Si stima che, se l'Italia si adeguasse ai più alti standard in fatto di abbattimento delle barriere, con piccoli accorgimenti indispensabili per l'autonomia del portatore di handicap, risparmierebbe oltre il 30% della spesa all'assistenza.

Tante barriere architettoniche, tante disabilità

Torniamo ad esaminare i testi delle leggi Italiane in fatto di abbattimento delle barriere architettoniche; questa volta, ci concentriamo sul Decreto Ministeriale 236/89 e sulla Legge 104/92. Lo Stato italiano si è dimostrato così sensibile, in fatto di disabilità, da riconoscere diverse esigenze, a seconda dell'handicap riportato. I vari decreti attuativi si concentrano principalmente su due punti: la visitabilità e l'adattabilità degli ambienti. Nel primo caso, rendiamo visitabile (termine proprio dell'architettura accessibile che indica uno spazio a misura di disabile) una casa o un luogo pubblico, quando creiamo la possibilità, alle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere alle varie zone di servizio, incontro e relazione, come gli spazi di soggiorno e pranzo all'interno degli alloggi privati e di quelli corrispettivi in ambito lavorativo, e ad avere a disposizione almeno un servizio igienico idoneo per ogni unità immobiliare. Parliamo di progetto adattabile se, chi lo ha pensato, è stato tanto lungimirante da lasciare la possibilità di modificare negli anni gli spazi, senza costi eccessivi e con lavori differibili, per andare incontro alle sopraggiunte esigenze di portatori di handicap.

Domande frequenti

  • Quali documenti servono per richiedere i contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche?
    Per accedere ai contributi statali, è fondamentale presentare domanda al Sindaco del Comune in cui si trova l'immobile entro il 1° marzo di ogni anno. La pratica richiede la certificazione medica che attesti la disabilità (spesso invalidità civile al 100% con difficoltà deambulatorie per avere priorità) e la documentazione tecnica degli interventi previsti. È consigliabile farsi assistere da un professionista abilitato (geometra, architetto o ingegnere) per compilare correttamente il progetto esecutivo e verificare i requisiti specifici richiesti dal bando vigente, poiché le normative e le disponibilità di fondo possono subire variazioni annuali.
  • In condominio, posso obbligare i vicini a votare favorevolmente per installare un ascensore o una rampa?
    Sì, la Legge 220/2012 ha semplificato le regole condominiali per l'accessibilità. Per realizzare opere come l'installazione di un ascensore o l'adattamento di spazi comuni, non è necessario l'unanimità, ma basta il quorum della maggioranza che rappresenta la metà del valore millesimale dell'edificio. I condomini che votano contro non possono opporsi se l'intervento è utile all'accessibilità e non aumenta sproporzionatamente il carico oneroso sulle quote degli altri. Tuttavia, le spese devono essere ripartite secondo i criteri stabiliti dalla legge, spesso prevedendo che chi trae maggior beneficio o chi ha minori possibilità economiche paghi meno.
  • Cosa intende il decreto 236/89 per 'visitabilità' e 'adattabilità' degli ambienti?
    Il Decreto Ministeriale 236/89 distingue due concetti chiave. La 'visitabilità' garantisce che, in qualsiasi edificio residenziale, vi siano almeno un ambiente abitabile e un bagno accessibili da persona con ridotta capacità motoria, permettendone l'uso immediato. L''adattabilità', invece, riguarda la progettazione di spazi che, pur non essendo immediatamente accessibili, possono essere modificati con interventi successivi (come allargare porte o rimuovere gradini) senza demolizioni strutturali costose. Questo approccio futuro-proof permette di adeguare la casa alle eventuali sopravvenienze di disabilità senza grandi sprechi economici iniziali.
  • Quali sono le misure minime per porte e corridoi per rendere una casa accessibile?
    Secondo le normative tecniche per l'accessibilità, le porte di passaggio devono avere una larghezza minima libera di 80 cm, mentre quelle d'accesso principale dovrebbero essere almeno di 90 cm per facilitare il passaggio di sedie a rotelle. Nei corridoi e nei vani di manovra, la larghezza minima raccomandata è di 120 cm, con angoli arrotondati o spigoli vivi evitati. I pavimenti devono essere antiscivolo e privi di soglie rialzate. Queste dimensioni garantiscono che una sedia a rotelle standard possa entrare nelle stanze, girarsi comodamente (spazio minimo 150x150 cm per la rotazione) e utilizzare i sanitari senza ostacoli.
  • Ci sono agevolazioni fiscali oltre ai contributi diretti per l'abbattimento delle barriere?
    Assolutamente sì. Oltre ai contributi regionali o comunali (che vanno richiesti tempestivamente), in Italia è possibile usufruire della detrazione fiscale del 75% per le spese sostenute per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Questa agevolazione si applica agli interventi che migliorano l'accessibilità dell'unità immobiliare e può essere recuperata in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi. È importante conservare tutta la documentazione, dalle fatture ai bonifici tracciabili, e far certificare il rispetto delle norme tecniche da parte di un tecnico abilitato prima di iniziare i lavori.

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