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Condoni edilizi

Aggiornato il 25 marzo 20162 capitoli5 domande frequenti
Abusivismo edilizio

Condoni edilizi

I condoni edilizi sono dei provvedimenti emanati dal Presidente del Consiglio che hanno come obiettivo quello di sanare gli abusivismi che sono stati eseguiti nel periodo precedente la legge. Essi consistono in una somma di denaro calcolata in base a dei parametri precisi che deve pagare chi ha costruito in maniera illegale, senza dunque averne l'autorizzazione dalla pubblica amministrazione. In Italia vi sono stati tre condoni: quello del 1985, quello del 1994 e per ultimo il condono del 2003. La legge stabilisce un termine entro cui presentare la domanda di condono, scaduto il quale non ci sarà più la possibilità di sanare la struttura. La somma da versare si suddivide principalmente in due parti, una da versare al comune ed una allo Stato. Ecco perché il condono è stato spesso utilizzato per rimpinguare le casse della nazione.

Condoni edilizi e sanatorie

I condoni edilizi e le sanatorie sono due cose completamente differenti, che spesso vengono confuse e trattate come se fossero sinonimi. Innanzitutto occorre fare la prima distinzione, la più importante. Il condono edilizio è disciplinato dalla legislazione speciale, mentre la sanatoria consiste in un provvedimento amministrativo. Quest'ultima interviene sempre nel caso di abuso edilizio e consiste in una sanzione doppia rispetto al contributo per costruire. La sanatoria interviene quando un soggetto realizza abusivamente una parte di un immobile e può metterla in regola solo se il piano regolatore approvato successivamente consente un aumento volumetrico. Il piano varia da zona a zona e spesso per essere modificato devono passare molti anni. Nel frattempo la parte abusiva potrebbe comunque essere abbattuta.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza sostanziale tra un condono edilizio e una sanatoria?
    Il condono edilizio è un provvedimento legislativo straordinario emanato dallo Stato che permette di sanare abusi costruttivi precedenti a determinate leggi, dietro pagamento di un contributo specifico suddiviso tra Comune e Stato. La sanatoria, invece, è un atto amministrativo ordinario che interviene sugli abusi verificatisi dopo l'entrata in vigore delle norme urbanistiche vigenti. A differenza del condono, la sanatoria prevede il pagamento di una sanzione pecuniaria pari al doppio del contributo dovuto per la costruzione legittima. Inoltre, la sanatoria è subordinata alla conformità del manufatto alle previsioni del Piano Regolatore Generale vigente al momento della richiesta.
  • Esistono ancora le finestre temporali per richiedere un condono edilizio oggi?
    No, attualmente non esistono finestre temporali aperte per richiedere un condono edilizio. In Italia sono state approvate tre principali leggi di condono: quella del 1985 (Legge Ponte), quella del 1994 (Legge Galan) e quella del 2003 (Legge Targetti). Ciascuna di queste prevedeva termini perentori e tassativi per la presentazione delle istanze. Una volta scaduti questi termini, la possibilità di accedere al beneficio del condono si è estinta definitivamente. Chi possiede un'abitazione realizzata senza permessi prima del 2003 non può più regolarizzarla tramite questa procedura straordinaria e dovrà valutare altre vie legali o affrontare le conseguenze degli abusi.
  • Come si calcola il costo economico da sostenere per ottenere il condono?
    L'onere economico previsto dalle leggi di condono era strutturato in modo da ripartire il costo tra ente locale e Stato. La somma da versare si divideva principalmente in due quote: una parte spettante al Comune e un'altra allo Stato. L'importo totale era calcolato applicando parametri specifici stabiliti dalla normativa, spesso legati alla superficie irregolare e ai valori catastali o di mercato dell'immobile. Questo meccanismo aveva anche lo scopo di incrementare le entrate fiscali. È fondamentale verificare la documentazione storica specifica del singolo caso, poiché le aliquote e i criteri di calcolo variavano leggermente tra il condono del '85, del '94 e del 2003.
  • Quando è possibile richiedere una sanatoria ordinaria invece di un condono?
    La sanatoria ordinaria è applicabile esclusivamente agli abusi edilizi commessi dopo l'entrata in vigore delle normative urbanistiche locali e nazionali vigenti. Per ottenerla, il manufetto irregolare deve essere conforme al Piano Regolatore Generale (PRG) o allo strumento urbanistico comunale adottato e approvato. Se il PRG consente un determinato carico volumetrico o edificatorio nella zona interessata, l'abuso può essere sanato pagando una multa pari al doppio del contributo di costruzione. Se invece il piano non lo prevede, la sanatoria è negata e l'opera abusiva rischia l'abbattimento, indipendentemente dal tempo trascorso.
  • Cosa succede se il Piano Regolatore cambia nel tempo riguardo a un abuso esistente?
    La situazione è complessa e dipende dalla data dell'abuso. Se l'abuso è antecedente alle nuove norme, si valutava il condono nei periodi concessi. Se l'abuso è successivo, la sanabilità dipende dall'attuale PRG. Se il nuovo piano regolatore, approvato negli anni successivi, rende compatibile l'esistente (ad esempio consentendo un aumento volumetrico precedentemente vietato), allora si potrà procedere con la sanatoria ordinaria. Tuttavia, se il piano attuale vieta tale costruzione, l'opera rimane illegale. Bisogna considerare che tra la realizzazione dell'abuso e l'approvazione del nuovo piano possono passare molti anni, durante i quali l'immobile potrebbe essere soggetto a vincoli o procedimenti di demolizione se non regolarizzato tempestivamente secondo le regole allora vigenti.

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