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Lampadine a incandescenza

Aggiornato il 27 marzo 20174 capitoli5 domande frequenti
Primi modelli di lampadine a incandescenza

Storia delle lampadine a incandescenza

Fu Tomas Edison nel 1878 a sviluppare i primi modelli di lampadine a incandescenza che garantissero una sufficiente durata di funzionamento. Egli sfruttò il lavoro di altri inventori, i quali però non riuscirono a risolvere il problema della rapida distruzione del filamento. Infatti i prototipi impiegavano filamenti di cotone, e solo in seguito si passò al carbone. Il tungsteno presente nei modelli attuali è stato usato solo a partire dal 1903. Grazie all'individuazione di queso materiale si riuscirono a creare delle lampadine che avessero una durata d'impiego superiore alle mille ore. In seguito, altri inventori scoprirono che il filamento rimaneva integro più a lungo se posto in un ambiente riempito con gas inerti, come alcuni gas nobili. Fu un italiano, Malignani Arturo, a ideare un metodo per la produzione in serie. Da questo momento le lampadine a incandescenza divennero un oggetto di uso comune e si diffusero tra la popolazione.

Principi di funzionamento delle lampadine a incandescenza

Nelle lampadine a incandescenza la luce è generata dal riscaldamento di un filamento metallico attraverso il quale viene fatta passare della corrente elettrica. Generalmente il filamento è composto di tungsteno, il quale portato dall'elettricità alla temperatura di circa 2700° Kelvin inizia ad irraggiare delle radiazioni luminose visibili. Ciò avviene all'interno di un bulbo di vetro, all'interno del quale è presente un gas nobile, come l'argon, a bassissime pressioni. Questi gas aumentano leggermente l'efficienza luminosa della lampadina, aumentano la durata del filamento, impediscono l'implosione della struttura ed evitano che il vetro del bulbo si annerisca a causa dei depositi di tungsteno. Infatti durante il funzionamento il tungsteno tende a sublimare e quindi col passare del tempo il filamento sarà sempre più sottile fino a quando si spezzerà. La maggior parte dell'energia che transita sul filamento si disperde sotto forma di calore e solamente il 5% di essa diventa radiazione luminosa.

Vantaggi e svantaggi delle lampadine a incandescenza

Il principale vantaggio delle lampadine a incandescenza è la loro economicità. Esse costano molto meno rispetto alle concorrenti più tecnologiche. Anche la luce generata è molto gradita, in quanto calda e che permette un'ottima visibilità dei colori. Infine questo tipo di lume ha il vantaggio di essere di facile installazione. Tuttavia il progresso ha reso le lampadine a incandescenza sempre più obsolete, in quanto la loro efficienza è molto bassa. Infatti solamente il 5% dell'elettricità consumata viene trasformata in luce visibile mentre il resto viene disperso come calore. Tanto è il calore disperso che se si tocca il vetro di una lampada a incandescenza accesa si rischia l'ustione. Altro svantaggio è dato dalla durata di funzionamento che in genere è di circa 1000 ore, dopo le quali il filamento di tungsteno, ormai ridotto al minimo, si spezza e la lampadina è da sostituire. Al contrario le nuove generazioni di luci hanno durate nettamente superiori. Per questi motivi dal 2009 nell'Unione Europea è vietata la produzione delle lampadine a incandescenza e il loro uso è limitato a piccole luci all'interno degli elettrodomestici.

L'evoluzione

L'evoluzione delle lampadine a incandescenza è la lampada alogena. In questo modello all'interno del bulbo, oltre ai gas inerti, vengono introdotti anche degli elementi alogeni, come lo iodio o il bromo, i quali legandosi agli atomi di tungsteno che sublimano durante l'accensione, ne provocano il decadimento e il deposito sul filamento stesso che così si rigenera. Inoltre all'interno della lampada a incandescenza alogena si raggiungono temperature molto superiori che sviluppano una luce più intensa. Per resistere a queste temperature il bulbo è composto di quarzo. Le lampade a incandescenza alogene hanno un'efficienza doppia rispetto alle loro antenate e una durata di circa 4000 ore di accensione. Tuttavia la loro efficienza resta nettamente inferiore rispetto a lampade fluorescenti o a led, e per questo motivo, a partire dal 2018 la loro produzione all'interno dell'Unione Europea sarà bloccata.

Domande frequenti

  • Perché le lampadine a incandescenza sono state bandite in Europa?
    Le lampadine a incandescenza sono state progressivamente vietate nella produzione e vendita nell'Unione Europea a partire dal 2009 a causa della loro estrema inefficienza energetica. Solo il 5% dell'energia elettrica consumata viene convertita in luce visibile, mentre il restante 95% si disperde sotto forma di calore inutile. Questa bassa resa energetica comporta costi elevati per gli utenti e un impatto ambientale maggiore. Il bando è stato introdotto per incentivare l'adozione di tecnologie più efficienti, come LED e fluorescenti compatte, che offrono la stessa luminosità consumando molta meno elettricità e durando significativamente di più.
  • Qual è la differenza principale tra una lampadina a incandescenza e quella alogena?
    La differenza fondamentale risiede nella composizione del gas all'interno del bulbo e nel materiale utilizzato. Nelle lampadine alogene, oltre ai gas nobili, sono presenti elementi alogeni (come iodio o bromo) che creano un ciclo chimico: catturano il tungsteno che sublima dal filamento e lo ri-depositano sopra di esso, rigenerandolo. Questo permette temperature operative più elevate, una luce più bianca e intensa, e raddoppia l'efficienza rispetto alle classiche incandescenti. Inoltre, il bulbo è realizzato in quarzo invece che in vetro comune per resistere al calore intenso, garantendo una durata media di circa 4.000 ore contro le 1.000 delle tradizionali.
  • È sicuro toccare il vetro di una lampadina a incandescenza accesa?
    No, non è assolutamente sicuro. Una caratteristica intrinseca delle lampadine a incandescenza è che convertono la quasi totalità dell'energia elettrica in calore piuttosto che in luce. Di conseguenza, il vetro del bulbo raggiunge temperature molto elevate durante il funzionamento, tanto da poter causare ustioni immediate al tatto. Sebbene questa dispersione termica sia uno svantaggio energetico, in passato era talvolta sfruttata intenzionalmente in applicazioni specifiche, come nelle lampade per il cibo caldo o per il riscaldamento di piccoli ambienti, ma richiede sempre cautela per evitare incidenti domestici.
  • Quanto dura mediamente una vecchia lampadina a incandescenza?
    Una classica lampadina a incandescenza standard ha una vita utile media di circa 1.000 ore di accensione continua. Questo limite è dettato dal progressivo assottigliamento del filamento di tungsteno interno: durante l'uso, il tungsteno sublima lentamente e si deposita sulle pareti interne del bulbo scurendolo, rendendo il filamento sempre più fragile finché non si spezza definitivamente. Le versioni alogene, grazie al processo di rigenerazione del filamento, possono arrivare a circa 4.000 ore, ma entrambe le tecnologie sono state superate dai LED, che durano spesso decine di migliaia di ore.
  • Perché la luce delle lampadine a incandescenza è considerata gradevole?
    La luce emessa dalle lampadine a incandescenza è apprezzata per la sua temperatura cromatica calda, solitamente intorno ai 2700 Kelvin. Questa tonalità giallo-arancio crea un'atmosfera accogliente e rilassante, simile alla luce del tramonto o del fuoco. Inoltre, queste lampadine hanno un indice di resa cromatica (CRI) pari a 100, il valore massimo possibile, il significa che restituisce i colori degli oggetti in modo naturale e fedele, senza alterazioni cromatiche. Questo le rende ideali per ambienti residenziali dove si desidera enfatizzare i materiali naturali e creare comfort visivo, a differenza di alcune luci fredde artificiali.

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