Casapratica.net · guide e consigli pratici
Energia pulita · Risparmio energetico

Centrali biomasse

Aggiornato il 22 marzo 20174 capitoli5 domande frequenti
Una grande centrale biomasse

Cosa sono le centrali biomasse

Le centrali biomasse sono un tipo di centrale elettrica che sfrutta l'energia di materiali organici come legname, scarti di lavorazioni agricole e forestali, letami e rifiuti umidi urbani. L'energia può essere ricavata tramite la combustione diretta delle biomasse o cercando di migliorarne le prestazioni energetiche con procedimenti quali la pirolisi e la gassificazione. La pirolisi permette di ottenere dei combustibili più raffinati somministrando calore alle biomasse in un ambiente privo di ossigeno. La gassificazione invece si ottiene raccogliendo i gas prodotti dal riscaldamento ad alte temperature delle biomasse in un ambiente aerobico. Una volta stabilito il combustibile da utilizzare, una centrale a biomasse funziona come una termoelettrica. La combustione riscalda l'acqua trasformandola in vapore ad alta temperatura. Esso va ad attivare una turbina, la quale è connessa ad un alternatore che, ruotando, produce energia elettrica. Il vapore esausto e i fumi di scarico possono a loro volta essere utilizzati per il riscaldamento di acqua destinata all'uso domestico o nelle serre.

Materiali utilizzati nelle centrali biomasse

Sono dette centrali biomasse solamente gli impianti che utilizzano come combustibile prodotti di origine vegetale, scarti alimentari e letami. La biomassa più utilizzata nel corso dei secoli è di sicuro il legname, il quale è sempre stato bruciato per ottenere calore e luce. Nelle centrali a biomasse esso viene utilizzato generalmente sotto forma di cippato e viene ricavato da specie vegetali a rapida crescita coltivate unicamente con questo scopo. Altro legname può essere ricavato dagli scarti delle lavorazioni industriali, agricole e forestali. Altra tipologia di biomassa sono gli scarti dell'industria alimentare, i letami e i rifiuti umidi urbani. Questi, a differenza del legname, non possono essere direttamente utilizzati, in quanto l'alta percentuale d'acqua presente al loro interno ne impedisce la combustione. Essi vengono così posti in un "digestore" dove dei microrganismi, in un ambiente privo di ossigeno, provocano la fermentazione dei rifiuti formando il biogas. Questo, una volta trattato e purificato, può essere utilizzato come combustibile per produrre elettricità o per il riscaldamento.

I vantaggi delle centrali biomasse

Le centrali biomasse hanno dei vantaggi sia rispetto a quelle alimentate da combustibili fossili, sia rispetto alle altre fonti alternative. Rispetto alle centrali a idrocarburi, quelle a biomasse hanno il vantaggio di non incrementare il livello di anidride carbonica nell'atmosfera. Questo perchè le biomasse sono degli scarti agricoli, forestali o urbani il cui carbonio fa parte del ciclo naturale, e quindi, a differenza di petrolio e carbone, non contribuiscono all'aumento dell'effetto serra. Le biomasse sono considerate fonti rinnovabili. Rispetto alle altre fonti rinnovabili una centrale a biomassa ha il vantaggio di poter immagazzinare il combustibile, mentre solare ed eolico sono disponibili solo a seconda delle condizioni meteo e delle stagioni, oltre che può essere regolata a piacimento, a seconda delle necessità. Anche i costi sono molto inferiori in quanto si utilizzano materie considerate scarto di altre produzioni. Infine realizzando sistemi di cogenerazione, è possibile ricavare dalle centrali a biomasse energia termica da destinare al riscaldamento urbano, sfruttando il calore che si genera con il processo di combustione.

Gli svantaggi

Le centrali biomasse hanno comunque degli svantaggi rispetto ad altri tipi di impianti. In primo luogo il potere calorifero delle biomasse è molto inferiore rispetto a quello degli idrocarburi a parità di peso. Ciò fa si che occorra molto più spazio per lo stoccaggio del combustibile derivato dalle biomasse, più spese per il loro trasporto, e più consumo di energia per la loro preparazione. Le biomasse contengono anche un elevato tasso di umidità, che può raggiungere il 50% del loro peso, e ciò richiede lunghi tempi di essiccazione e di densificazione. Inoltre per ricavare energia dalle biomasse occorre avviare un processo di combustione, il quale comunque produce polveri sottili, come il PM2 e il PM10, le diossine e i furani. Quest'ultimo problema è sentito soprattutto dalle comunità locali, le quali spesso si organizzano in comitati di protesta e cercano di ostacolare la creazione di nuovi impianti.

Domande frequenti

  • Come funzionano tecnicamente le centrali a biomasse per produrre elettricità?
    Il funzionamento di base è simile a quello di una tradizionale centrale termoelettrica. La biomassa (legna, scarti agricoli, ecc.) viene bruciata per riscaldare l'acqua e generare vapore ad alta pressione. Questo vapore aziona una turbina collegata a un alternatore, producendo energia elettrica. Per aumentare l'efficienza, si possono impiegare processi avanzati come la pirolisi (riscaldamento senza ossigeno) o la gassificazione. Inoltre, molti impianti moderni adottano la cogenerazione: il vapore esausto e i fumi caldi non vengono dispersi, ma utilizzati per il teleriscaldamento domestico o per le serre, massimizzando il rendimento energetico complessivo.
  • Quali tipi di materiale possono essere utilizzati come combustibile?
    Si utilizzano esclusivamente materiali di origine biologica. La fonte principale è il legno, spesso sotto forma di cippato proveniente da piante a rapida crescita o da scarti industriali e forestali. Altri combustibili validi includono scarti alimentari, letami e rifiuti umidi urbani. Tuttavia, questi ultimi non possono essere bruciati direttamente a causa dell'elevato contenuto d'acqua; devono prima subire un processo di digestione anaerobica in appositi digestori. Qui, i microrganismi trasformano la materia organica in biogas, che viene poi purificato e usato come combustibile liquido o gassoso per la produzione di energia.
  • Perché le biomasse sono considerate una fonte rinnovabile e a impatto zero sulla CO2?
    A differenza dei combustibili fossili (petrolio, carbone) che rilasciano carbonio sequestrato da milioni di anni, le biomasse fanno parte del ciclo naturale del carbonio. Le piante assorbono CO2 durante la fotosintesi mentre crescono; quando vengono bruciate, rilasciano quella stessa quantità di anidride carbonica nell'atmosfera. Pertanto, il bilancio netto di emissioni non aumenta, rendendole neutre rispetto all'effetto serra, purché la raccolta sia sostenibile. Sono inoltre classificate come rinnovabili perché la materia prima può essere rigenerata continuamente attraverso la coltivazione e il riciclo dei rifiuti organici.
  • Quali sono i principali vantaggi rispetto ad altre energie rinnovabili come sole e vento?
    I punti di forza principali sono la programmabilità e la capacità di accumulo. A differenza del solare e dell'eolico, che dipendono strettamente dalle condizioni meteorologiche e non sono sempre disponibili, le biomasse possono essere stoccagate nei depositi dell'impianto per essere utilizzate quando necessario. Questo permette di regolare la produzione energetica in base alla domanda della rete. Un ulteriore vantaggio economico è il basso costo della materia prima, poiché si tratta spesso di sottoprodotti o scarti di altre industrie. Infine, la possibilità di cogenerazione permette di sfruttare il calore residuo per il riscaldamento, offrendo un servizio energetico integrato.
  • Quali sono gli svantaggi ambientali e logistici di queste centrali?
    Gli svantaggi riguardano principalmente l'efficienza e l'inquinamento locale. Il potere calorifico delle biomasse è inferiore a quello degli idrocarburi, richiedendo volumi maggiori di stoccaggio e maggiori costi di trasporto. L'elevata umidità iniziale (fino al 50%) impone lunghi tempi di essiccazione e densificazione. Dal punto di vista ambientale, la combustione emette polveri sottili (PM2.5 e PM10), diossine e furani, sostanze nocive per la salute umana. Questa problematica sanitaria spesso genera forte opposizione da parte delle comunità locali, che temono l'impatto sulla qualità dell'aria e organizzano proteste contro la costruzione di nuovi impianti nella vicinanze.

Hai altre domande?

Potrebbe interessarti anche